IL SUGGERITORE – Donato Carrisi

 

il suggeritore - donato carrisi

 

“La morte, specie se violenta, esercita uno strano fascino sui vivi”

Sarà per questo che i thriller vendono molto. Donato Carrisi, come altri suoi colleghi italiani, Dazieri, Costantini e Pulixi su tutti, le regole del thriller anglosassone le ha riscritte, riuscendo a declinare un genere che fino a qualche anno fa era appannaggio degli americani, in una nuova forma e con uno stile più letterario – brutta parola, lo so.

Il suggeritore è il suo romanzo d’esordio. L’ambientazione è imprecisata, i luoghi e i nomi dei protagonisti lasciano pensare ad un luogo del centro Europa – Svizzera? Poco importa. In un bosco sono state seppellite le braccia di sei bambine. La macabra scoperta dà inizio ad un’indagine complicata e dai rivolti imprevedibili. Al centro della scena si muovono due personaggi: Goran Gavila, un criminologo dal vissuto turbolento: una moglie scappata di casa e un figlio piccolo a cui badare – e Mila Vasquez, un’investigatrice esperta di casi di sparizione, con un trauma infantile che non smette di perseguitarla. Mila ci viene descritta come una trentenne dal fisico tonico e mascolino “ore ed ore di palestra avevano sradicato tenacemente ogni traccia di femminilità”. Leggendo di lei, mi è venuto in mente la protagonista dei thriller di Sandrone Dazieri, la poliziotta Colomba Caselli. Mila e Colomba sono donne coraggiose, anaffettive per le stesse ragioni forse, trasandate, entrambe segnate da brutte esperienze che ne hanno minato il corpo e la mente. A completare il cast ci sono il capo della polizia Roche, un paio di agenti, e il dott. Krepp, un anatomopatologo anziano, tatuato e con i capelli lunghi “Ecco come finiscono i punk quando invecchiano”. Trattandosi di un thriller non posso aggiungere altro sulla trama. Una cosa però posso dirvela: in questo libro non ci sono vincitori né vinti, né buoni né cattivi. Nel corso delle indagini scoprirete infatti che ciascuno dei personaggi ha qualcosa da nascondere, un lato oscuro. Il male non risparmia nessuno, è questo il messaggio, il senso del romanzo “Il buio ci chiama, ci seduce con la sua vertigine. Ed è difficile resistere alla tentazione…” dice Mila in una delle scene finali al suo collega criminologo. Ho accennato prima al passato turbolento di Goran, al suo matrimonio fallito e alla sua vita da single insieme al figlio Tommy. Il rapporto tra Goran e Tommy è uno dei temi centrali del libro, e nelle battute conclusive accenderà la storia con il miglior colpo di scena del romanzo. Un ultimo appunto lo riservo per l’assassino. Rinunciate ad ogni previsione o calcolo, nulla sarà come appare fino all’ultima pagina. Carrisi è molto abile nel giocare con la verità, si diverte a seminare dettagli, suggestioni, a stimolare ipotesi che poi si riveleranno infondate e fuorvianti. L’assassino è il suggeritore. Vi basti questo.

Angelo Cennamo

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TU SEI IL MALE – Roberto Costantini

 

tu sei il male - roberto costantini

Questa storia inizia nel 1982, durante la finale dei mondiali di calcio in Spagna. Una diciottenne impiegata del Vaticano scompare misteriosamente nelle ore in cui Dino Zoff alza la coppa dei vincitori e per le strade di Roma esplode la festa. Il suo corpo viene ritrovato pochi giorni dopo nelle acque del Tevere. Ad indagare sul delitto è un giovane commissario di origini siciliane cresciuto nella Libia di Gheddafi, con un passato da picchiatore fascista e una laurea in filosofia presa con la raccomandazione di un ministro democristiano. Si chiama Michele Balistreri, per gli amici Mike. Mike è di bell’aspetto, gli piacciono le donne di ogni età, l’alcol, il poker, e nel tempo libero –  a Vigna Clara, quartiere chic e sonnolento della Roma borghese, di tempo libero ce n’è abbastanza – se ne va in giro per la città e il litorale ostiense a bordo di un Duetto Alfa Romeo, lo stesso di Dustin Hoffman ne Il laureato. Insieme a lui, Angelo Dioguardi, ragazzo del popolo, orfano, amante del poker come Mike e cantante di night nelle sere d’estate. Angelo lavora nello stesso ufficio dove è impiegata Elisa Sordi, la ragazza assassinata. Si occupa della gestione del patrimonio immobiliare del Vaticano su incarico di un cardinale molto influente, zio della sua fidanzata. Cosa manca a questa storia per essere marcatamente italiana? Il sequel. Sì, perché se il caso di Elisa rimarrà irrisolto per oltre vent’anni, nella seconda parte del racconto i dubbi, i misteri e i depistaggi legati a quella vicenda cominciano a diradarsi a seguito di una nuova tragedia: il suicidio della madre di Elisa, avvenuto per una strana coincidenza durante la finale dei mondiali del 2006, quella in cui gli azzurri battono la Francia. Balistreri oggi è un uomo depresso, solo, la bellezza e gli svaghi degli anni Ottanta sono solo un ricordo, ma una serie di nuovi delitti lo costringono a fare i conti con un passato che sembra non volerlo mai abbandonare. Altro non si può dire di questo romanzone di circa settecento pagine con il quale l’ingegnere Roberto Costantini nel 2011 fece il suo esordio – e che esordio – nella letteratura noir. Tu sei il male è il primo volume di una trilogia che ha avuto riscontri positivi anche fuori dai confini nazionali. “E’ intessuto di affascinante storia politica, i personaggi sono caratterizzati con brillante acume psicologico, ed è un thriller mozzafiato” le parole di Jefferey Deaver non lasciano dubbi: questo libro non è solo un thriller ma uno straordinario affresco di storia moderna italiana, con richiami più o meno espliciti a fatti di cronaca nera realmente accaduti. Leggendo Tu sei il male ho ritrovato le atmosfere di altri due libri ambientati nella Roma del malaffare e dei palazzi vaticani: La scuola cattolica di Albinati e Romanzo criminale di De Cataldo. Ma anche la tragica vicenda di Pier Paolo Pasolini nelle scene più violente che si sviluppano nella periferia degradata di Ostia.

Angelo Cennamo                              

 

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1Q84 – Libri I e II – Murakami Haruki

 

1q84 - murakami

“Quello che apprezzo di più, soprattutto per quanto riguarda i romanzi, è non riuscire a comprenderli fino in fondo” dice l’editor Komatsu al giovane ghost writer Tengo. E’ quello che accade leggendo i romanzi di Murakami Haruki, maestro della letteratura giapponese, come Philip Roth – lui ormai a fine corsa – eterno candidato al Nobel. Pretendere di capire fino in fondo Murakami non è solo tempo perso ma un vacuo tentativo di profanare il suo talento. 1Q84 è una storia raccolta in tre volumi, densa di fatti, mescolanze, digressioni, nella quale tutto ci appare inizialmente sdoppiato, sfocato, oltre che incomprensibile. In un altro romanzo distopico – Infinite jest – David Foster Wallace conduce i lettori in una nuova dimensione nella quale il tempo viene sponsorizzato: Anno dei Pannoloni per Adulti Depend, Anno del Whopper, Anno della Saponetta Dove in Formato Prova…. I protagonisti del libro di Murakami varcano invece la soglia del 1984 per ritrovarsi in un anno parallelo denominato 1Q84, in un mondo – un altro mondo – nel quale è possibile riscrivere il passato. La bolla temporale dentro cui si sviluppano le due trame è una sorta di prigione poco dorata dalla quale non è possibile uscire. Il doppio tempo è scandito da una visione inquietante: due lune in cielo. Due lune, due mondi, due trame, due protagonisti: una giovane killer in minigonna e tacchi a spillo che vendica le donne che subiscono violenza, e un suo coetaneo ghost writer incaricato da un editore spregiudicato di riscrivere il romanzo abbozzato da un’adolescente molto promettente, ma dallo stile ancora acerbo, per poi presentarlo alla più importante competizione letteraria giapponese. Aomame e Tengo, questi i nomi dei protagonisti, si erano già conosciuti da bambini, ma ignorano di essere coinvolti in una vicenda più grande di loro, destinata a cambiare le sorti del mondo e forse a farli rincontrare. Il romanzo che Tengo riscriverà per conto della ragazzina – Fukaeri – tra mille dubbi e ripensamenti, nasconde una storia vera, raccapricciante, che una volta svelata rischia di compromettere l’esistenza dell’autrice. Parallelamente, la strana missione di Aomame condurrà la giovane assassina al cospetto di un altro personaggio cardine del libro, il Leader di una setta religiosa che controlla e manipola le vite altrui e che ha ispirato la storia raccontata da Fukaeri nel romanzo riscritto da Tengo. Di più non si può dire di questo racconto fantascientifico, magnificamente congegnato, fatto di numerosi intrecci, incastri millimetrici che alimentano curiosità e suspance. 1Q84 è un thriller psicologico dal sapore orwelliano, nel quale non mancano momenti di tedio. Un romanzo – sdoppiato anche nella struttura: libri I e II – carico di metafore, simbolismi e di messaggi più o meno subliminali: la condanna della misoginia e della cultura di massa, il controllo della società, l’identità familiare, il sesso come fuga dalla realtà e dall’apatia. Un capolavoro di immaginazione che ci riporta alle migliori performance di Stephen King, il solo autore che può competere alla pari con Murakami nel genere distopico-fantasy. Bello, onirico, sfiancante.

Angelo Cennamo

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CITTA’ DI MORTI – Herbert Lieberman

 

 

Città di morti - Herbert Lieberman

 

 

In principio fu Herbert Lieberman? Prima di tanti altri suoi colleghi oggi più conosciuti e venduti, da Patricia Cornwell a Jeffery Deaver, è stato lui a rimpinguare gli scaffali del genere thriller con una quindicina di romanzi, tra cui spiccano titoli come Nightbloom e Crawlspace. Quando venne pubblicato nel 1976, Città di morti riscosse grande successo soprattutto in Francia, dove divenne un vero e proprio oggetto di culto vincendo il prestigioso Grand Prix de Littérature Policière, ma passò quasi inosservato negli Usa per ragioni difficili da spiegare. Con qualche decennio di ritardo, il romanzo è sbarcato in Italia grazie a Minimumfax, editore specializzato nel ripescaggio di grandi scrittori dimenticati: Bernard Malamaud, Richard Yates, John Barth, tanto per citarne qualcuno.

La storia è ambientata nella New York degli anni Settanta, i peggiori forse dalla crisi di Wall Street per la delinquenza dilagante, per i numerosi morti ammazzati, da arma da fuoco come da eroina. Pochi i personaggi tra i quali si staglia la figura di Paul Konig, anatomopatologo e capo dei medici legali di New York, il più noto ed apprezzato perché nessuno meglio di lui sa leggere sui corpi dei morti le loro storie.  Le giornate del dott. Konig, che io ho immaginato come l’attore Ernest Borgnine –  il romanzo sembra la sceneggiatura di un meraviglioso film d’azione, per scrittura, ritmo, e per i dialoghi, assolutamente perfetti – sono a volte lente ed inconcludenti, altre volte cadenzate da macabre routine “Come molte altre, fiorenti imprese, quella di Paul Konig è un’attività ciclica. Ci sono stagioni fiacche e stagioni intense. Giorni fruttuosi e giorni infruttuosi”. Quello di Konig è di sicuro un brutto mestiere, brutto come lui – il nostro Paul – il medico, il padre, l’amico, il collega di lavoro Paul – è una persona scorbutica, irascibile, arrogante – un mestiere faticoso, senza orari e sottopagato “Faccio quello che quei fighetti figli di puttana di Park Avenue con i loro uffici di lusso non faranno mai. Faccio il lavoro sporco. Rassetto casa dopo la festa“. Konig si muove in un girone dantesco, tra obitori, squallide aule giudiziarie, uffici della polizia degradati che puzzano di sporcizia e dell’incuria burocratica, laboratori decrepiti “Ogni volta che intraprende quella discesa, ogni volta che entra in quel mattatoio, in quell’ossario dal quale esalano miasmi sempre più intensi, tutto il suo essere è pervaso dalla sensazione strana, eppure assolutamente genuina, di trovarsi di nuovo a casa“. La New York raccontata da Lieberman somiglia alla città tetra e violenta di Underworld di DeLillo e alla City on fire di Garth Risk Hallberg, romanzi ambientati negli stessi anni e con trame per certi versi contigue, quasi si trattasse di una trilogia. Al centro della storia due vicende: il ritrovamento di resti umani sulla riva di un fiume; il rapimento di Lolly, la figlia di Konig, uscita di casa cinque mesi prima e finita nelle mani di un pericoloso squilibrato. Nel libro, come è facile attendersi, abbondano una certa terminologia medica ed una serie di dettagli raccapriccianti che tuttavia non incupiscono la narrazione, non ne alterano la bellezza e il respiro ampio da grande romanzo, grande oltre qualunque classificazione di genere, perché, per chi non lo avesse ancora capito, Città di morti è un romanzo strepitoso, una storia che trasuda amore e odio, con molteplici sottotracce perfettamente allineate al suo nucleo centrale. Un libro che toglie il fiato per intensità, ferocia, umanità, e che ci cattura fino all’ultima frase, guidandoci ad una conclusione geniale. Viva Herbert Lieberman e viva la Minimumfax che ce lo ha fatto conoscere.

Angelo Cennamo

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L’ASSASSINIO DEL COMMENDATORE – Murakami Haruki

 

L'ASSASSINIO DEL COMMENDATORE - Murakami

 

Mi hanno sempre affascinato i romanzi che parlano di quadri: Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, Il Cardellino di Donna Tartt, La ragazza con l’orecchino di perla di Tracy Chevalier, La vedova Van Gogh di Camilo Sànchez. Ne L’assassinio del commendatore di Murakami Huraki la raffigurazione pittorica nasconde un mistero fitto intorno al quale si dipana una trama palpitante fin dalle prime pagine, prodigiosa – foriera di uno stupore che lascia il lettore in attesa di qualcosa che sta per accadere, lo si percepisce rigo dopo rigo, paragrafo dopo paragrafo – avvolta dalla solita aura magica che l’autore giapponese infonde alle sue narrazioni. Murakami si diverte a giocare con la verità, a mescolare la realtà con il sogno, e i lettori amano farsi guidare da lui in queste storie talvolta indecifrabili, sempre sospese tra il mito e il pragmatismo di una quotidianità lenta: i protagonisti di questo libro non hanno alcuna fretta di vivere, di lavorare, di muoversi, sembrano collocati fuori dal tempo, in una dimensione ovattata senza i rumori, i tic, le nevrosi della modernità. La voce narrante è quella di un giovane ritrattista, mai nominato, che dopo la separazione dalla moglie inizia un lungo vagabondaggio in auto, senza meta, per poi trasferirsi nella casa dove ha vissuto un noto pittore giapponese, padre di un suo compagno di accademia. Nella casa, costruita in un luogo isolato, tra i boschi, l’assenza del grande maestro, oggi ricoverato in un centro per anziani, diventa presenza attraverso il mobilio, i dischi di musica classica, i libri, e una tela molto speciale, imballata e nascosta in soffitta, una tela che riproduce una scena ispirata al Don Giovanni di Mozart. Vivere nella casa di Amada Tomohiko – questo il nome dell’artista – è stimolante per un pittore ancora alla ricerca di una propria identità e stufo di dipingere ritratti. Ma ci sono commissioni impossibili da rifiutare: un uomo sconosciuto presentatosi con lo pseudonimo di Menshiki, che scoprirà essere il suo dirimpettaio, chiede al protagonista di fargli il ritratto. E’ una richiesta pressante per la quale l’uomo, apparentemente facoltoso, colto, raffinato, è disposto a pagare qualunque cifra. Nel corso della storia, Menshiky acquisterà un ruolo decisivo, essenziale anche per la soluzione di altri misteri, fino a diventare il vero protagonista del romanzo. Chi è Menshiky? Cosa nasconde? È uno dei tre interrogativi del racconto, insieme alla vicenda del quadro e allo strano richiamo che di notte raggiunge la casa del pittore da una cripta forse millenaria, nascosta nel giardino. L’assassinio del commendatore è un thriller psicologico, una storia che ci parla della nostra fragilità interiore e della forza riparatrice dell’arte, ma anche di mondi paralleli, della linea invisibile che separa la verità dal sogno “Spesso non capiamo bene dove passa il confine tra ciò che è reale e ciò che non lo è” dice Menshiky in una delle scene più intense del romanzo. E’ la frase che racchiude il libro, il primo di un dittico destinato a ripetere il successo di altri capolavori come Norwegian wood, Kafka sulla spiaggia e 1Q84.

Angelo Cennamo

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IL RE DI DENARI – Sandrone Dazieri

 

Il re di denari - Sandrone Dazieri

 

Non credere a niente”

E’ la frase chiave di questo romanzo, scritta a caratteri grandi, in stampatello, anche sulla quarta di copertina – come mi piacciono le copertine con le scritte grandi: fa molto american novel. Dicevo che è la frase chiave perché leggendo, non solo il nuovo libro ma l’intera trilogia, si scopre che in questa storia niente o quasi niente è come appare. Del resto, la missione di un thriller non è forse quella di spiazzare i lettori e di ribaltare ogni frammento di verità o di presunzione della verità? Con Il re di denari Sandrone Dazieri, sceneggiatore e autore di noir cimentatosi solo da qualche anno col genere thriller, ci riesce alla perfezione. Prima di addentrarci – molto poco – nella trama, per ovvie ragioni, è bene mettere in guardia i lettori e dire loro che la vicenda raccontata dallo scrittore cremonese parte da molto lontano, ovvero dal primo capitolo della serie, intitolato Uccidi il padre seguito poi da L’angelo; e che i protagonisti, Dante Torre e Colomba Caselli, sono gli stessi degli altri libri. Chi sono Dante e Colomba? Lei è una ex poliziotta scampata ad una serie di attentati dinamitardi e a svariate aggressioni. Lui è un ex ragazzo prodigio, nel senso che è prodigioso sopravvivere ad un sequestro di persona durato ben tredici anni, e rimanere chiuso in un silo, prigioniero di un’entità malefica, reale ma poco definita, denominata Il Padre. Della sua tragica infanzia, dei segni, delle cicatrici, nel corpo e nell’anima, che gli sono rimasti, Dante oggi ne ha fatto un mestiere: ritrova persone scomparse, scomparse come lui, torturate come lui, qualche volta uccise, come a lui per fortuna non è accaduto. Dante e Colomba sono una coppia borderline, che opera tra le pieghe della legalità, del possibile, del concesso, tra mille difficoltà, spesso ostacolata da poteri occulti che manovrano e corrompono chi invece dovrebbe far luce sulle drammatiche vicende raccontate. L’intera trilogia di Dazieri si muove nel nome del Padre, ruota intorno alla sua ombra misteriosa che incombe sul passato ma anche sul presente di Dante, prigioniero di un tempo che sembra non finire mai.

Il re di denari ha inizio dove la storia si era interrotta, l’indomani di quella esplosione al palasport di Venezia, e con il nome ricorrente di Leo Bonaccorso: uno sbirro o chi altro? Colomba ha lasciato la polizia da oltre un anno, trascorre il tempo a tentare di riprendersi dopo aver rischiato la morte.  Nel capanno degli attrezzi della sua casa innevata, nelle Marche, scopre un ragazzo autistico, sotto shock, imbrattato di sangue. Tommy, questo il nome del giovane, è sopravvissuto alla strage dei suoi familiari. L’identikit dell’assassino ha il volto del dieci di quadri: il re di denari. E Dante? E’ scomparso di nuovo, lotta tra la vita e la morte chissà dove, prigioniero forse di un complice del Padre. Ma non lo avevano tolto dalla scena? Sono solo alcuni dei misteri, fitti, fittissimi, che Dazieri semina nel corso della sua narrazione, sempre lucida, impetuosa, incalzante, e con un finale aperto.

Angelo Cennamo

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MATRIGNA – Teresa Ciabatti

 

MATRIGNA - Teresa Ciabatti

 

Era inverno quando mio fratello sparì

Andrea aveva sei anni. Sua sorella Noemi, poco più grande di lui, lo teneva per mano durante quella festa di Carnevale che lo inghiottì per sempre.

Un anno dopo La più amata, Teresa Ciabatti torna in libreria con una nuova vicenda familiare, amara, lacerante, burrascosa, 205 pagine fitte di suggestioni e brividi. La Ciabatti è esperta di narrazioni familiari, sa raccontare i conflitti, i sentimenti più profondi che legano i figli alle madri e ai padri, i silenzi – che nella scrittura traduce con la parola “pausa” – e l’incomunicabilità che si perpetua fino a degenerare nei traumi. Non c’è scampo per Noemi, la voce narrante della storia, nella quale abbiamo la sensazione di ritrovare la stessa autrice del libro: quando Teresa Ciabatti scrive ci convinciamo che stia parlando di sé, della sua vita, o di una vita prossima alla sua. Lei è lì, nel racconto, con tutta se stessa: mente, sangue, cuore, e noi lettori non possiamo fare a meno di seguirla negli stessi luoghi; ci lasciamo guidare nel medesimo tormento, nel dubbio, nella disperazione, è il tracciato di una catarsi feconda, feconda perché sappiamo che di quella lettura rimarrà una macchia, un insegnamento, un’immagine. La scomparsa di Andrea è per il suo nucleo familiare una deflagrazione che si rinnova nel tempo, ma un tempo senza fine, un lutto che non smette di seminare dolore, angoscia, e follia: dove sarà finito il bambino biondo dagli occhi azzurri, bello, perfetto, coccolato, esibito, invidiato da Noemi al punto da desiderarne la morte?

Attenzione: nella mia memoria ingannevole, non garantisco che le cose siano andate così, non fidatevi” Teresa-Noemi mette in guardia i lettori, li avverte prima di lanciare i dadi di questo gioco sapiente nel quale realtà e immaginazione si rincorrono, si alternano, fino ad intrecciarsi in una combinazione rothiana. Nella storia c’è un prima e un dopo, ripetuti salti temporali, ma la linea di demarcazione di questo tempo pensato non esiste, non si vede: tutto avviene, tutto è già accaduto. Noemi è bambina, poi adulta, poi un’adulta bambina inseguita dai fantasmi del passato. Gli studi universitari in città, il fidanzato “Guardandomi da fuori, chi avrebbe indovinato il mio guasto?”, infine il ritorno a casa, nel paesello di montagna, lo stesso dove si consumò la tragedia. Noemi rivede sua madre e quasi non la riconosce, è cambiata, dopo la morte del marito si è fidanzata con un ragazzo molto più giovane di lei, giovane solo per ragioni anagrafiche, un giovane vecchio, uno sfigato, forse un manipolatore in cerca di denaro. Luca ha forse le sembianze del bambino perduto? Tutto si mescola: le identità, le verità, le parole, quelle dette, quelle mai pronunciate. Questo è Matrigna, questo è il racconto che Teresa Ciabatti ha cesellato con una scrittura minimal, mai vischiosa, fluida come un torrente limpido e inarrestabile, a metà strada tra il postmoderno e la tradizione, con frasi brevi, millimetriche, che offrono al lettore il quadro estetico di una letteratura d’oltreoceano più che italiana. Matrigna è un romanzo sull’assenza e sui ricordi, una storia di interrogativi inevasi che a tratti sfiora il noir, sempre vibrante, carica di introspezione e venata di poesia. Un libro nel quale molti ritroveranno brandelli del loro vissuto: gelosie, sensi di colpa, inganni, paure. Checché ne dica Nabokov, a questo serve la narrativa: a riconoscersi.

Angelo Cennamo

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