RIEN NE VA PLUS – Antonio Manzini

 

rien ne va plus - manzini

 

Nello stesso giorno, il dieci di gennaio, sono tornati in libreria due scrittori che io amo molto: Michel Houellebecq – del suo Serotonina ho già scritto su Telegraph Avenue – e Antonio Manzini con Rien ne va plus. Il 29 di questo mese uscirà anche la seconda parte de L’assassinio del Commendatore, il thriller psicologico di Murakami Haruki. Come dire, il 2019 non poteva cominciare meglio. La storia raccontata da Manzini riprende dove si era interrotta la trama precedente, quella di Fate il vostro gioco. Un furgone portavalori con tre milioni di euro, l’incasso del casinò di Saint-Vincent, scompare nel nulla. Sembrerebbe un normale caso di rapina, ma il vicequestore Schiavone sente che qualcosa non quadra, lo intuisce, dice lui, dall’odore. La scomparsa del furgone è collegata al caso dell’omicidio del ragioniere Favre, un ex dipendente della casa da gioco, i cui mandanti sono rimasti sconosciuti. Serve allora un supplemento di indagine per trovare il nesso, il punto di contatto tra i due fatti, nuovi indizi necessari a ricomporre il puzzle. Contro il parere dei vertici della questura e della procura, che vorrebbero indirizzare l’indagine altrove, Schiavone decide di seguire il proprio intuito, quello strano odore, e di andare fino in fondo, ovviamente alla sua maniera, con i suoi metodi, forzando le regole, abusando del ruolo. Sono giorni difficili per Rocco, le ombre del passato cominciano ad addensarsi minacciosamente; la vicenda della morte di Luigi Baiocchi, il killer di sua moglie Marina, sembra giunta ad una svolta decisiva. La storia raccontata da Manzini come sempre viaggia sul doppio binario, non manca, non può mancare quello del cazzeggio e della commedia: gli amori, il rapporto paterno tra Schiavone e Gabriele nel frattempo trasferitosi con la madre Cecilia a casa sua  – i tre seduti in salotto a guardare un film di zombie con pizza e coca sembrano una famiglia in piena regola – le gag del solito cast di poliziotti imbranati “In questa squadra mobile adottiamo un sistema dispotico e piramidale che vede in cima il capo, cioè io, e giù alla base la bassa manovalanza grigia e silenziosa, cioè voi due” dice Rocco, indovinate a chi? La scena poi della telefonata che Ugo Casella fa al cugino Nicolino per ricevere una dritta sul corteggiamento che sta goffamente portando avanti alla sua vicina di casa, è a dir poco esilarante, una delle cose migliori che ho letto negli ultimi anni, degna del dialogo tra Schiavone e Gigi er cesso in 7-7-2007, ricordate? Eh sì, da tempo Manzini ha ribaltato la massima di Umberto Saba secondo cui la letteratura italiana è secoli di noia: con Rocco Schiavone non ci si annoia mai. Non solo. In questo libro, a mio avviso tra i due barra tre migliori delle serie, Manzini ci appare addirittura migliorato, rodato, nella scrittura, oggi più morbida, scorrevole, colloquiale, come nella costruzione delle trame, perfettamente armonizzate tra loro.

Angelo Cennamo

 

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