VINCOLI – Alle origini di Holt – Kent Haruf

 

VINCOLI - Kent Haruf

 

Nella note biografiche di Kent Haruf ritroviamo i tratti distintivi di molti altri scrittori americani giunti alla popolarità senza passare per accademie o ristretti circoli culturali. Prima di affermarsi come romanziere, infatti, Haruf – originario di Pueblo nel Colorado – si è arrabbattato in mille mestieri, dal bracciante agricolo all’operaio, è stato obiettore di coscienza durante la guerra in Vietnam, per poi laurearsi nel Nebraska non si sa bene in cosa. Di lui, in Italia, conoscevamo poco o nulla fino a quando la meritoria opera di scouting della NN editore non ha prodotto i suoi migliori risultati: Crepuscolo, Benedizione, Canto della pianura, Le nostre anime di notte.

Vincoli – Alle origini di Holt è il primo libro, Haruf lo pubblicò nel 1984. Oltre trent’anni dopo, sulla scia dei precedenti successi, è arrivato nelle nostre librerie carico di aspettative. Il romanzo racconta la storia di una famiglia dell’Iowa trasferitasi alla fine dell’Ottocento in Colorado, nella cittadina immaginaria di Holt, che nei primi anni del secolo – scrive l’autore – era poco più di una distesa sabbiosa con tre negozi, una pensione, un bar, il cimitero e una ventina di case. Holt, dunque, è ancora una volta al centro di una trama di Haruf. Holt come la Macondo di Garcia Marquez, il piccolo villaggio nel quale ciascuno ritrova la propria terra, le proprie origini. Chi ha letto anche gli altri romanzi sa bene che l’America di Haruf è lontana dai soliti circuiti dello show-business: è una nazione rurale, silenziosa, conservatrice ai limiti del bigottismo, popolata da mandriani e piccoli commercianti. Edith e Lyman Goodnough sono i figli  di un uomo prepotente, violento ed egoista, la cui vita è segnata da un brutto incidente: la lama di una mietitrice gli ha tranciato entrambe le mani. I due fratelli, orfani di madre, vivranno prigionieri del padre padrone sgobbando senza sosta tra campi di mais e mucche da mungere. Anni ed anni di giornate lente, monotone, vuote; quella dei due fratelli è una sudditanza avvilente, triste, priva di sussulti anche per i lettori che la osservano con sofferenza e con noia. Nelle prime pagine del romanzo, Edith ha ottanta anni e giace moribonda in un letto di ospedale a seguito di un incendio appiccato non si sa ancora da chi. La lunga storia della famiglia Goodnough viene raccontata da Sandy Roscoe, un vicino di casa che per Edith è stato quasi un figlio. E’ un racconto lungo, denso di dettagli talvolta inutili – la trama nella parte centrale sembra deragliare su fatti di scarso interesse – ma nel finale riprende quota dando il giusto senso al romanzo. Vincoli è un buon western con venature noir, un libro a tratti commovente e sicuramente ben scritto – ottima anche la traduzione di Fabio Cremonesi. La migrazione della famiglia Goodnough, raccontata nel primo capitolo, mi ha ricordato quella dei Peruzzi di Canale Mussolini di Antonio Pennacchi, diversamente pionieri dell’Agro Pontino negli anni del fascismo. Haruf ha saputo dare il giusto ritmo, lento come le giornate di Edith e di Lyman, ad una storia intensa, fatta perlopiù di sacrifici e di amarezze. Il risultato è discreto, ma manca la magia dei successivi romanzi, quelli che compongono la trilogia della Pianura, di cui Vincoli ne è in qualche modo l’embrione.

Angelo Cennamo

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Una risposta a "VINCOLI – Alle origini di Holt – Kent Haruf"

  1. Ho finito da poco Vincoli.
    Un libro che sembra scritto lungo molti anni.
    Come se l’autore fosse davvero cresciuto con i protagonisti.
    Vita dura da quasi schiavi.
    Personalmente non ho mai provato noia, ma rabbia sì, per quasi tutto il libro.

    Mi piace

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