FOLLIA MAGGIORE – Alessandro Robecchi

 

Follia maggiore - Robecchi

 

 

Con Alessandro Robecchi la geografia del noir ci conduce a Milano, la capitale morale del Paese ma anche la città dei poteri forti, dell’alta finanza, delle banche, e di una borghesia che ha conosciuto tempi migliori. E’ una Milano eternamente piovosa, cinica e frenetica come nei libri di Buzzati, o più recentemente nei romanzi di Fontana e di Perrone, tanto per rimanere nel giro delle storie torbide. Spietata, arrogante con i deboli, e grigia, una finestra che si apre sul cemento cantava Alex Britti. Ma questa è un’altra storia. O magari è la stessa.

Umberto Serrani è un settantenne ancora molto sveglio e indipendente, uno spregiudicato uomo d’affari che ha passato la vita a nascondere i soldi dei ricchi. Una sua vecchia fiamma, Giulia Zerbi, donna colta, affascinante, e con una figlia che sogna di diventare cantante lirica, viene uccisa misteriosamente sotto casa sua, a pochi passi dal commissariato di polizia. Serrani, che è vinto dal rimpianto, dalla nostalgia, e che divide il tempo che lo separa dalla morte in settimane, vuole vederci chiaro e ricostruire gli ultimi trent’anni della vita di Giulia. Ingaggia allora una strana coppia di detective: Oscar Falcone, giornalista di cronaca nera dotato di grande fiuto quel suo lavoro a metà tra il ficcanaso e l’investigatore, il rabdomante di guai, non ha confini certi, e l’immancabile Carlo Monterossi, il facente funzione di “elementare Watson”.

Riassunto delle puntate precedenti. Per chi non avesse letto nessuno dei capitoli della saga di Robecchi – perché di saga si tratta – Monterossi è un autore televisivo di programmi trash, la tv del dolore, La Grande Fabbrica della Merda, ovvero Crazy Love, lo show condotto dalla smorfiosa ed esuberante Flora De Pisis, anchorwoman che somiglia tanto a quella intrattenitrice della domenica pomeriggio….come si chiama…..ce l’ho sulla punta della lingua……vabbè, ci siamo capiti. L’indagine ufficiale sul delitto la conducono i soliti Ghezzi e Carella, i due poliziotti, anche loro protagonisti fissi dei romanzi di Robecchi – Follia maggiore è il quinto della serie. In un primo momento, Giulia sembra essere stata la vittima di uno scippo riuscito male, le inchieste dei quattro protagonisti portano però in ben altra direzione. La storia è intricata, come è normale che sia, ma la parte del giallo non occupa tutta la narrazione. Robecchi è bravo a spaziare su molti temi, dall’economia alla corruzione, dalla passione alla volgarità dei tempi moderni, aggiungendo nell’occasione un’originale nota musicale. Sonia Zerbi, la figlia di Giulia, è attesa da un delicato concorso a Basilea che potrebbe lanciarla nel mondo della lirica Non si dà follia maggiore è la cavatina del Turco in Italia di Rossini. Il romanzo poggia su tre trame e su diversi piani temporali: il delitto, la generosità di Serrani che offre tutto il proprio sostegno, economico e affettivo, alla causa di Sonia, e la passione amorosa che l’anziano uomo d’affari ha vissuto con la donna assassinata venticinque anni prima.

E’ una storia che parla di rimpianti, di sensi di colpa, della paura di morire, della crisi del ceto medio e di usura. Robecchi scrive con leggerezza e ironia, il libro è ricco di battute fulminanti. La forma è moderna, dinamica, senza fronzoli: “Questo è” per indicare chi pronuncia la frase, “Ora sono” a scandire la consecutio. Lo stile di Robecchi ricorda molto quello di certi scrittori americani, Robecchi è un portatore sano di Don Winslow, sa raccontare il proprio tempo, e declinare il realismo come solo certi giallisti – brutta parola che uso solo per semplificare – sanno fare. Follia maggiore arriva un anno dopo Torto marcio, il romanzo della consacrazione, pubblicato come tutti gli altri da Sellerio, editore specializzato nel noir, e che, sulla scia del maestro Camilleri, ha portato alla ribalta una schiera di giovani autori interessanti e molto apprezzati anche all’estero: Manzini, Recami, Malvaldi, Savatteri e Simi.

Angelo Cennamo

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